Capitolo 1: L’arrivo a Bogotà…

 

 

PH Antonella Strano

Dicono in Europa che sia pericoloso questo Sud America, l’idea di atterrare a Cartagena de Indias di notte accendeva un po’ d’ansia.

Parto da Barcellona con uno di quegli zaini enormi da turisti europei dove avevo racchiuso aspettative e sfide tutte rivolte a me stessa. Nessuna voglia di scappare ma solo di avventurarmi e mangiarmi il mondo.

PH Antonella Strano

Destino vuole che Maduro (attuale presidente del Venezuela) avesse giusto quel giorno deciso di chiudere lo spazio aereo agli aerei colombiani, ragion per cui arrivammo a Bogotà troppo tardi per la mia coincidenza verso il mitico Caribe. “Bene – pensai – arriverò al mattino quando forse questa America latina farà meno paura”. A me piaceva l’idea di arrivare con la luce del giorno ma soprattutto l’idea che le cose accadessero sempre a me, proprio come in un film.

Si aprono le porte dell’aereo e mi assale una ondata di umidità, mi si appiccica addosso e sento subito che sulla pelle ascolterò e assaporerò che non ci sarà altro filtro che quello. Esco dall’aeroporto e trovo immediatemente il sistema dei taxi ben organizzato, un signore sorridente dallo sguardo sereno ma stanco di lavoro e di calore. L’idea del pericolo va svanendo. Tutto facile.

PH Antonella Strano

La Avenida Pedro Heredia è un inferno di bus piccoli e colorati che sembrano usciti dai cartoni animati. Uno su due porta scritte che omaggiano Dio con qualsiasi frase d’amore e supplica. Salgo su uno di questi dove suona sempre una musica allegra, guardo i visi della gente silenziosa, lo stereotipo di un popolo che fa festa in continuazione si va sgretolando. La musica continua e io voglio camminare tra le strade, continuare a prendere questi bus, sentire la loro frenetica velocità con la quale sento di poter volare sul mare e liberarmi in volo come uno dei tanti pellicani. Danzano in fila mentre cercano un pesce su cui fiondarsi, lenta la ricerca come lenta la vendita di un pescatore alle prese con le viscere della sua mercanzia accanto ad una fermata del bus.

PH Antonella Strano

Il caos è la normalità, io da siciliana ho appreso a trovare la calma nel tumulto. Però questa confusione riflette tanto altro. È elevata all’ennesima potenza e la serenità bisogna ballarla tra una salsa e una champeta cartagenera.
In pochi giorni il quadro si riempie di colori e sfumature, vedo tutti i chiaroscuri, riconosco le note di una musica triste e sfrentamente allegra. Venditori di mango con sale e limone, kg di avocado, arepas con formaggio, mandarini, succhi di frutta racchiusi in piccole casse di vetro con tanto ghiaccio.

PH Antonella Strano

Queste figure in fila con i loro carrettini di legno accompagnano la passeggiata fino al centro storico. Case coloniali curatissime, fiori che scendono dai balconi, non sono finti ma non fanno odore. L’odore dei soldi è quello più forte, dollari e euro. Qui di colombiani ci sono solo i lavoratori di hotel e ristoranti, una cittadella per i turisti circondata da una muraglia che fortifica ed esclude.
Il resto della città è divisa in due tra l’elite dei grattacieli e degli hotel a 5 stelle e la gente che tra fatica, sudore, frustrazione combatte per racimolare uno stipendio.
Io mi sentivo straniera dal modo in cui mi guardavano ma ero a mio agio annusando una nuova realtà senza cercare di studiarla ma viverla e forse comprenderla. Io che ho sempre voluto fare a pezzi quell’etichetta di siciliana mafiosa, ero pronta a scoprire cosa si celava dietro quell’associazione Colombia- narcotraffico, Colombia- processo di pace, rivoluzione armata- Farc.


Leggi gli altri capitoli del reportage sulla Colombia di Lorenza Stano cliccando qui

LORENZA STRANO – Appassionata di giornalismo e viaggi, instancabile volontaria per diverse associazioni e organizzazioni locali e internazionali, Lory Strano si è lanciata dopo la triennale in comunicazione nel mondo della cooperazione internazionale. Nel 2016, anno di conseguimento della laurea magistrale in Cooperazione e Sviluppo, è passata dal lavorare per una Ong ambientalista in Spagna a fare la ricercatrice per una università in Sud America. L’ultima tappa è stata la Colombia,  da dove racconta l’esperienza di una siciliana alle prese col mondo dei diritti umani in un paese lacerato dal conflitto e con tutte le carte in regole per fare la storia con il processo di pace.

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