Caso “La Vardera” : diritto all’informazione o profili di illeceità penale?

La candidatura dell’ex iena Ismaele La Vardera alla carica di Sindaco del Comune di Palermo potrebbe essere un bluff?!!
Secondo le notizie La Vardera avrebbe simulato la sua candidatura per le elezioni amministrative della città’ di Palermo al solo fine di realizzare – parrebbe con il supporto del programma iene – un documentario per scoprire macchinazioni, irregolarità’ e retroscena della campagna elettorale palermitana e in generale della politica italiana.

Il giornalista era supportato da una propria lista nella quale confluivano esponenti del Centro Destra (Fratelli d’italia, Noi per Salvini ), durante la campagna elettorale girava con telecamere e microfoni nascosti utilizzati nel corso delle conversazioni di Cuffaro, Micciche’, Orlando e Fernandelli e ciò al fine di svelare retroscena politici.
La Vardera ha ottenuto il consenso dei cittadini palermitani i quali lo hanno sostenuto anche economicamente per la sua attività elettorale alla fine della quale ha raggiunto 6.596 voti ossia il 2,29%. Dei votanti.

Tale vicenda ha scatenato diverse reazioni nel mondo politico palermitano che sono sfociate nella presentazioni di ricorsi al Giudice ordinario con udienza fissata il 13 luglio 2017 e denunce penali contro il c.d. “imbroglio La Vardera”
LA VARDERA REPLICA COSI su Facebook, dove pubblica anche un video per dire la sua: “Voglio rassicurare i miei elettori (e anche chi non mi ha votato): la mia candidatura non è stata un bluff.

Avrei fatto volentieri il sindaco, ma Orlando Ferrandelli e Forello mi hanno largamente battuto”.
ED ancora: “Durante questi mesi ho documentato la mia campagna elettorale e tutto quel che mi è successo. Che male c’è a rendere trasparente la politica? Per farlo meglio mi sono fatto aiutare da persone con le quali ho collaborato e che mi hanno sostenuto in questi mesi: Davide Parenti (autore delle iene e Claudio Canepari). Subito dopo le elezioni, a risultato ottenuto, ho incontrato tutte le persone coinvolte e ho chiesto loro se fossero disponibili ad entrare nel nostro racconto.

Gli aspetti coinvolti nella vicenda sono vari: da un lato il diritto all’informazione, il diritto di cronaca e alla trasparenza nella P.A. in una compagine elettorale di spessore trattandosi di un capoluogo di provincia noto anche per le diverse vicende giudiziarie .
Dall’altro il diritto al voto e all’esercizio del regolare svolgimento del processo democratico garantito dal nostro ordinamento giuridico dagli art. 294 , 416 ter c.p. nonchè dall’art. 100 del Testo unico per l’elezione della Camera dei Deputati.
Infatti, peculiare interesse dello Stato è quello di assicurare, oltre al libero esercizio dei diritti politici del cittadino, la regolarità della propaganda, la veridicità, la genuinità e l’assoluta regolarità di tutti i documenti e di tutte le operazioni comunque inerenti alle elezioni, nonché la precisione e la conformità al vero dei risultati di esse da ogni fatto che vada a turbare, a menomare o a ledere tali beni giuridici.

Ma il diritto di cronaca e dell’informazione esercitato con mezzi nascosti (videocamere e microfoni) non diventa esso stesso sinonimo di quella irregolarità e corruzione che mira a scoprire?! 


Ed inoltre, l’esercizio di un diritto può violare l’esercizio di un altro diritto costituzionalmente garantito ?! 

Tale vicenda potrebbe creare un precedente non indifferente con il quale poiché con tale metodo si potrebbe inquinare qualunque tipo di operazione elettorale, in altri termini” quei settemila voti DI LA VARDERA potevano essere ad esempio dirottati su altre liste … si è avuta un’alterazione dell’attuale risultato elettorale.?!

Oltre l’aspetto giuridico va considerato quello etico, la condotta pseudo – ingannevole di LA Vardera ha tradito la fiducia di quegli elettori che hanno creduto nelle sue idee, di chi aveva individuato in lui un rappresentante e portavoce delle esigenze e bisogni della collettività parlemitana.

Chiaramente le Autorità Giudiziarie competenti potranno fare chiarezza sulla vicenda al fine di assicurare la tutela di quel bene giuridico ossia “la genuità nelle procedure elettorali” che dia certezza ai cittadini – elettori.


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DANIELA SPINNATO – Avvocato penalista e civilista del Foro di Palermo, ha studiato presso l’Università degli studi di Palermo ed ha conseguito un corso di specializzazione in Diritto Penale e Processuale di Impresa presslo l’Università LUMSA di Palermo.
Ha per anni prestato la sua attività professionale presso lo Sportello Giuridico della Caritas Diocesiana occupandosi del Settore Penale ed in particolare del diritto all’immigrazione. Attualmente ha anche assunto incarichi professionali rappresentando Enti Pubblici in processi di una certa entità. Una donna determinata che “si è fatta da sola” facendosi largo nell’ambito professionale senza scendere a compromessi, che ama viaggiare per saziare il desiderio di conoscere posti nuovi. Ascolta tanta musica, pratica sport e le piace dedicarsi alla lettura. Una persona che crede fermamente in determinati valori quali:” ONESTA’, FIDUCIA, FAMIGLIA”.

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