Capitolo 5: La Colombia e le sue contraddizioni

Il mio corpo assorbiva stanchezza e frustrazioni. Stroncata dal caldo, dalla mancanza di acqua, bevevo la pioggia, mi adeguavo a tutto e non smettevo di andare. Prezzi da contrattare, autobus di fortuna, taxi illegali da condividere con i locali. Non era mica un viaggio alla ricerca di sè, non c’era niente di egoista, volevo solo addentrarmi nelle storie di questa gente dalle mille sorprese e – come loro dicevano spesso – portarle al mondo affinchè conosca chi sono i montemariani.

Ad un certo punto sentii che la storia degli altri cominciava ad essere un po’ mia e che la mia storia, una siciliana con tutti i sogni ancora in volo, pezzi di un puzzle da riordinare, che si avventura li dove nessuno consiglia, si faceva interessante. Annotai tutto ciò che potevo per restituire la cronaca di quel viaggio.

 

Strade di LOS MONTES

Ricordo il giorno in cui decisi di avventurarmi tra i villaggi de Los Montes de Maria. Era un pomeriggio ventoso di gennaio, di quel vento caraibico che gonfia il mare ma che non ti raffredda. In quel momento i caraibi si riempiono di turisti ma i pescatori per via delle grandi onde non pescano molto. Bisogna attendere che la brezza si calmi. Io sentivo che questa brezza voleva dirmi qualcosa, dovevo andare con lei e non aver paura. La mia barca salpò.

Partii da Cartagena un sabato mattina caldissimo, le gambe andavano sole guidate dall’emozione. La missione era catturare tutte quelle immagini che riflettevano l’altra faccia di una zona segnata dalla sofferenza e dall’abbandono. Volevo parlare con artisti, scrittori, talenti nascosti, annotare storie di resistenza e buone pratiche.

Il cantante Manuel

Prima tappa San Juan, monto sul bus dopo aver contrattato il prezzo, accanto lo zaino più grande di me che tutti guardano con curiosità, in testa rigirano le domande da porre agli artisti che incontrerò per far si che esca fuori l’altra faccia de Los Montes. Vengo accolta in una casa umile in una strada solitaria che dà sulla grande strada che attraversa la regione affollata di camion. Ascolto la voce di Manuel, giovane cantante, vibra della rabbia di non aver potuto vivere grazie al talento, si emoziona nel continuare a cantare e decantare il dolore e la speranza. “Ci sono uccellini che ancora cantano” ripete nelle sue canzoni dal sapore malinconico che lasciano intuire il potenziale dell’arte come mezzo di memoria, risanamento e condivisione.

La madre, anche lei cantante, mi racconta che per una serie di processi che aveva iniziato nelle zone rurali, insegnando musica ai ragazzi, era stata minacciata e dovette lasciare tutto. Si rifugio a Bogotà con i figli, vivendo di musica in strada. Dopo la fine del conflitto tornarono a San Juan, cercando di tirare avanti anche se qui non hanno più nulla, solo una casa di legno e la loro voce.

Amache di San Jacinto

Con quella musica in testa lasciavo il villaggetto alla volta di San Jacinto. La strada è breve, basta solo prendere uno dei mini van che viaggiano veloci e che si fermano con un cenno della mano. Gli angoli della carreggiata cominciano a riempirsi di artigianato. La zona è famosa infatti per la sua produzione di amache, borse, vari oggetti tutti tessuti a mano. In questo momento sono accompagnata da un amico che mi accoglie in casa dei nonni per la notte. Io preparo loro una pasta con ciò che trovo e loro mi raccontano le loro vite da contadini. La vita scorreva nel campo finchè con l’arrivo di guerrilleros e paramilitari, persero le loro terre e anche il marito della figlia che si oppose al divieto di coltivare e seguire con una vita normale.

I soldi quasi non bastano e l’età che avanza richiede l’assistenza della figlia che trovo ad aiutarli. Al mattino ci svegliamo tutti presto e mentre facciamo colazione con name() e formaggio la piccola nipotina va con i bidoncini vuoti verso la strada dove intanto si è fermato il camion dell’acqua. In quella zona infatti non c’è acquedotto e l’acqua bisogna comprarla ogni giorno. Per la bambina è una routine, normale che un diritto venga trasformato in questo gioco mattutino. È felice di avermi lì e mi chiede aiuto con l’inglese.


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LORENZA STRANO – Appassionata di giornalismo e viaggi, instancabile volontaria per diverse associazioni e organizzazioni locali e internazionali, Lory Strano si è lanciata dopo la triennale in comunicazione nel mondo della cooperazione internazionale. Nel 2016, anno di conseguimento della laurea magistrale in Cooperazione e Sviluppo, è passata dal lavorare per una Ong ambientalista in Spagna a fare la ricercatrice per una università in Sud America. L’ultima tappa è stata la Colombia,  da dove racconta l’esperienza di una siciliana alle prese col mondo dei diritti umani in un paese lacerato dal conflitto e con tutte le carte in regole per fare la storia con il processo di pace.

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