Capitolo 6: voci di speranza da San Jacinto

Non ricordavo più che giorno fosse persa tra una colazione con formaggio e ñame, un risveglio con il canto degli uccellini, un percorso per comprare l’acqua, bene rarissimo qui en Los Montes.

Adesso nell’aria mite di un autunno generoso, cerco di tirare fuori le emozioni ammucchiate e stropicciate che si parlano a suon di salsa sfrenata e di un vallenato malinconico. Un fuoco brucia dentro, tensione di vita, la mia e quella degli altri. Di quelle anime che abitano Los Montes de Maria, dei vivi e dei morti.

Alcune persone me le porto dentro. Nel trambusto dei ritorni, quelli amari che ti aspettano sempre dopo un viaggio, alcune scene si ripetono in testa come fotogrammi indelebili. Siamo a San Jacinto, io e J, studente di scienze politiche, prendiamo il caffe seduti in un piccolo bar sulla piazza spoglia, è sera e tutto è apparentemente molto tranquillo. Mentre conversiamo noto che J. Mi chiede in continuazione di ripetere e così mi accorgo che non può sentirmi bene. Mi dice che ha fatto parte dell’esercito e che il suono degli spari gli ha ridotto notevolmente l’udito. Ha passato molti anni scontrandosi con guerrilleros e il ricordo che gli resta più di tutti è quello di due occhi. “Questi due occhi che un giorno incrociai, mi racconta, erano uguali ai miei, non c’era differenza tra il nostro essere adolescenti, l’unica era stare dal lato opposto quando impugnavamo le armi”.

Adesso J. Riceve una pensione per il suo udito, con quella cerca di pagarsi gli studi, far crescere bene la sua bambina. Le sue aspirazioni da studente non gli hanno mai fatto dimenticare da dove viene. Montiamo sul motorino e mi accompagna tra le sue terre. Per un tempo ha dovuto lasciare la usa vita nel campo, era troppo pericoloso restare li, potevi essere scambiato per un guerrillero o assistere a omicidi e mettere a repentaglio la vita di tutti. Mentre parliamo osservo un via vai continuo di ragazzini che si trascinano muli stanchi dal sole pieni di bidoni di acqua. C’è un piccolo laghetto di acqua verdina in fondo al campo, come una piccola oasi per questo territorio abbandonato. J. Chiede pochi centesimi per permettere loro di prenderla, altrimenti la disperderebbero.

Strade di San Jacinto
Fa tanto caldo, il sole è altissimo a febbraio, abbiamo tanta sete e beviamo l’acqua piovana che J, raccoglie in una grande cisterna. Poi premuroso mi riaccompagna a casa, la strada è buia e un po’ deserta la sera, parliamo della situazione politica del paesino e della mia esperienza.Io gli racconto la mia posizione, la difficoltà di essere straniera in una zona in cui la cooperazione ha fatto anche tanti errori di valutazione, spargendo fondi, sprecandoli con progetti inutili, nella mancanza totale di servizi essenziali. Mi sfogo con J., gli confesso che alcune delle persone che ho intervistato hanno un atteggiamento ostile e rassegnato, mi chiedono supporto finanziario, sono diffidenti e non credono nel valore dell’intervista. J. mi racconta della possibilità del cambiamento, mi dice che è importante fare politica nel campo, informare i contadini con il bocca a bocca. Dall’azione politica prendono forza le sue speranze, sogna di insegnare storia del conflitto, lui che l’ha vissuto da contadino, da soldato, da ragazzo, da padre. Quella notte dormo tranquilla, in un letto scomodo, nel silenzio dell’abbandono ma cullata dalla gentilezza di questa gente e dalla forza dei loro sogni.

 

Panorama Los Montes De Maria

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LORENZA STRANO – Appassionata di giornalismo e viaggi, instancabile volontaria per diverse associazioni e organizzazioni locali e internazionali, Lory Strano si è lanciata dopo la triennale in comunicazione nel mondo della cooperazione internazionale. Nel 2016, anno di conseguimento della laurea magistrale in Cooperazione e Sviluppo, è passata dal lavorare per una Ong ambientalista in Spagna a fare la ricercatrice per una università in Sud America. L’ultima tappa è stata la Colombia,  da dove racconta l’esperienza di una siciliana alle prese col mondo dei diritti umani in un paese lacerato dal conflitto e con tutte le carte in regole per fare la storia con il processo di pace.

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