Capitolo 1: i primi giorni a Crateús.

Inizia il racconto dell’esperienza di cooperazione internazionale in Brasile di
Lorenza Stano. Si tratta di un progetto promosso dalla CARITAS, dove un gruppo di cooperanti sostiene e segue una comunità di pescatori e pescatrisci a Cratèus, nello stato di Cearà, in Brasile, che vivono una situazione disastrosa dal punto di vista sociale ed economico, con il totale disinteresse da parte della politica. Attraverso l’informazione e il dialogo si cerca di far acquisire consapevolezza dei propri diritti a questi lavoratori, con l’obiettivo di formare, dal basso, una nuova coscienza politica.


Vivo in un paese enorme ma la mia realtà è piccola.

Vivo in mezzo a un mondo violento e disperato ma la mia realtà ha dolcezza e speranza.

Vivo a Crateús, un piccolo centro nel cuore deserto del Cearà, lo stato più turbolento e vivo del Brasile.

Ma qui il giorno è rumoroso e le domeniche tranquille.

Il tramonto regala un sole inghiottito da distese di nuvole rosa, la sede della Caritas oggi riposa e io trovo finalmente un bar aperto dove sedermi a scrivere.

Il meritato riposo arriva dopo mesi di intenso lavoro, qui non ci si ferma mai. Un frenetico andirivieni di dipendenti che ruotano intorno ai tanti progetti.

Devo fermarmi per percepire lentamente questa esperienza. Ripassare uno ad uno i giorni dal mio arrivo. All’oceano di Fortaleza, una città confusa e maltrattata dove naufragano le speranze del popolo nordestino, ho affidato tutte le frasi lasciate a metà, tutte le incertezze, le questioni irrisolte. All’arrivo a Crateús mi sento piccola, non conosco la lingua e dormo tra perfetti sconosciuti.

I primi giorni passano lenti tra domande del tipo che faccio qui? Qual è il mio compito? Avrà senso questo momento quando mi guarderò indietro?

Sì che l’avrà mi rispondo adesso. Tutte le domande sono state spazzate via da un singolo momento. Quale? Quello in cui ho preso in braccio la piccola figlia di una pescatrice che il progetto accompagna. I  beneficiari non sono i soggetti di quel progettese abusato ma necessario degli uffici, sono persone in carne ed ossa con dei sogni, dei problemi irrisolti. Mi aprono la porta, mi offrono il caffè, mi ascoltano e mi raccontano di loro.

I nostri incontri sono speciali ma non hanno niente di miracoloso solo la magia racchiusa nella nascita di un dialogo.

Non mi accorsi subito di quanto fossero precarie le loro situazioni, povere le loro case. Una dopo l’altra resero la scena ormai “normale”. La terra rossa e assetata, alberi stroncati dalla siccità, laghi prosciugati, gli sguardi bassi alle nostre domande.

Come convincerli che il miracolo è l’azione politica? Che uniti possiamo dare vita alla novità, che siamo artefici del destino anche se Dio non manda la pioggia.

Quando mi resi conto di quella povertà e di quella resistenza, capii la fortuna di ritrovarmi lì in mezzo a loro, capii la bellezza di essere una cooperante.

La bellezza di andare piano, di decidere il ritmo di una vita che mi vuole sempre più produttiva, più giovane ed efficiente. La straordinaria bellezza di questi incontri che fanno più leggera la faticosa ricerca della politica con la p maiuscola, in un mondo che ci vuole sempre più indifferenti.  


Leggi tutto il reportage di Lorenza Strano in Brasile cliccando qui


Lorenza Strano

LORENZA STRANO – Appassionata di giornalismo e viaggi, instancabile volontaria per diverse associazioni e organizzazioni locali e internazionali, Lory Strano si è lanciata dopo la triennale in comunicazione nel mondo della cooperazione internazionale. Nel 2016, anno di conseguimento della laurea magistrale in Cooperazione e Sviluppo, è passata dal lavorare per una Ong ambientalista in Spagna a fare la ricercatrice per una università in Sud America. L’ultima tappa è stata la Colombia,  da dove racconta l’esperienza di una siciliana alle prese col mondo dei diritti umani in un paese lacerato dal conflitto e con tutte le carte in regole per fare la storia con il processo di pace.

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