Dai figli non si divorzia

La mediazione familiare: intervento di prevenzione e cura dei legami familiari.

Non ti chiedo miracoli o visioni, ma la forza di affrontare il quotidiano. Preservami dal timore di poter perdere qualcosa della vita. Non darmi ciò che desidero ma ciò di cui ho bisogno. Insegnami l’arte dei piccoli passi. da Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupèry



La Legge 54 del 2006, nell’introdurre la cultura del “legame parentale condiviso”, ha proposto un’ardua sfida alle famiglie e, specificatamente, a quei coniugi che devono affrontare i passaggi critici della separazione e del divorzio. Viene offerta centralità alle funzioni genitoriali (di contro a quelle coniugali), sancendone così la parità e, non ultimo la continuità dei legami genitori/figli anche dopo la separazione dei coniugi.

È introdotto il principio secondo cui la potestà genitoriale viene espressa e agita da entrambi i genitori per mezzo dell’affidamento condiviso. In tal modo, è garantito ai figli il diritto di mantenere un rapporto armonioso e duraturo con ciascun genitore, diritto quest’ultimo cui il minore non può e non deve rinunciare.

Ciò rende meno traumatico il distacco dei genitori ma anche e soprattutto garantisce quella continuità di relazione in un progetto educativo e di cura, sostenuto da entrambi i genitori per il formarsi della sua identità.

La coppia genitoriale è quindi chiamata a proseguire anche quando la convivenza non c’è più nel percorso di educazione, cura, istruzione e anche mantenimento dei figli che si presume iniziato durante la convivenza o comunque con il progetto genitoriale, collaborando nel loro interesse, esercitando la responsabilità genitoriale in modo da garantire la concreta attuazione e tutela dei loro corrispondenti diritti che sono tutti funzionali al loro migliore sviluppo psico-fisico come richiesto dall’ordinamento. (Ruo M.G., 2012)

(Ruo M.G., 2012)

La legge scinde il piano delle decisioni più rilevanti per la cura e l’educazione del minore (istruzione, educazione e salute) da quelle di ordinaria amministrazione e del quotidiano: le prime saranno assunte di comune accordo con un esercizio congiunto della potestà genitoriale, nelle altre, quest’ultimo potrà essere anche “separato”. Si parla pertanto di sfida perché l’affidamento condiviso ha in sé la necessità da parte dei genitori di connettersi e di coordinarsi, cooperando per il benessere dei figli, con l’obiettivo ultimo di stabilire e sperimentare accordi apprezzabili per se stessi e per i figli, al di là di ogni conflitto coniugale o di ogni vissuto personale doloroso. Melidone I., 2012

Ma quale genitore riesce a rimanere lucido ed integro nel cogliere i bisogni e i desideri dei propri figli, nel doloroso e spesso lacerante momento della separazione che lo vede coinvolto? Quale genitore è in grado di “insegnare l’arte dei piccoli passi” ai propri figli, quando lo stesso non riesce a camminare, rimanendo imbrigliato e bloccato in schemi di comunicazioni disfunzionali, non riuscendo a sostenere un dialogo con sé e con l’altro?

La normativa difficilmente trova corrispondenza immediata nei comportamenti o negli agiti di coloro che ne sono coinvolti, e ancora nei sistemi di credenze e nelle aspettative che li guidano. È di tutta evidenza, infatti, che l’affidamento condiviso, per funzionare, presuppone un ripristino del dialogo nella coppia genitoriale; risulta necessario lavorare per il raggiungimento di un nuovo assetto relazionale nel quale i genitori superino la frattura e la ferita che si è prodotta in loro e nel loro rapporto, riacquistando e spesso acquistando per la prima volta capacità di dialogo e di progettazione.

Il principale compito cui deve far fronte la famiglia separata è, quindi, la riorganizzazione delle relazioni familiari, ricercando un punto di equilibrio tra le esigenze coniugali e genitoriali e la capacità di tener conto dei bisogni dei figli.

Ecco che la mediazione familiare aiuta a dare un nuovo indirizzo alla vita familiare, dopo la crisi e oltre la crisi, distinguendo le esigenze individuali da quelle di entrambi e da quelle dei figli e dell’intera famiglia.

A tal proposito, l’attivazione di ogni singolo caso e il lavoro con le famiglie in crisi, nella stanza della mediazione, prevede proprio il guardare a una genitorialità disgiunta dalla coniugalità, che possa continuare a rispettare e a riconoscere l’altro “genitore” come tale, attento al benessere del proprio figlio.

Si apre così la strada per la co-genitorialità, ovvero la capacità dei genitori di coordinarsi nell’esercizio della funzione genitoriale e di supportarsi a vicenda come attori protagonisti della famiglia.

Definizione quest’ultima che rimanda al necessario e doveroso investimento dei genitori nel far crescere congiuntamente i figli. Una corretta genitorialità condivisa aiuta a realizzare il compito dei genitori e fornisce ai figli un senso di solidarietà e di propositi comuni. Una buona qualità di relazioni tra i genitori incrementa scambi relazionali, espressioni di affetto e strategia di risoluzione di conflitto. Quando, invece i genitori si concentrano esclusivamente sulla loro relazione diadica, squalificandosi, il senso di famiglia per i figli può essere intaccato.

Solo se i genitori riusciranno, seppur separati, a mediare le diversità lavorando sullo stesso binario, riuscendo a mostrare supporto reciproco nell’esclusivo interesse dei figli, creeranno un clima affettivo e positivo. Viceversa, se i genitori falliranno nel comunicare tra loro, procedendo ognuno sulla base delle proprie credenze personali, creeranno una dinamica relazionale caratterizzata da mancanza di sincronia e mutualità.

Il mantenimento delle relazioni, la ripresa della comunicazione e la regolazione sociale sono tre dei fattori di protezione esercitati dalla mediazione familiare.

Consapevoli del percorso di separazione o di divorzio i soggetti, guidati dalla figura del mediatore, giungono a relazionarsi in modo altro: costruiscono insieme un nuovo rapporto basato sulla consapevolezza e coscienza del mantenimento del ruolo genitoriale.

La mediazione familiare serve a far uscire i genitori dal circolo vizioso di una conflittualità adultocentrata e a proiettarli verso una prospettiva puerocentrata; serve ad interrompere una conflittualità asfittica, egocentrata sul “con-tendersi” i figli e orientata verso il “pro-tendersi” per i figli, in modo che non si verifichi alcuna triangolazione degli stessi, ma si mantenga anche nella conflittualità il principio basilare della famiglia: l’uno al servizio dell’altro. I bambini, in questo modo potranno vivere la separazione dei loro genitori non prendendosi carico anche del dolore di chi ha agito l’evento separativo.

La mediazione offre alla coppia un contesto in cui la separazione, il divorzio e il costituirsi di nuovi modi di vita trovano spazi e tempi di elaborazione. È un’opportunità tramite la quale è possibile riorganizzare le relazioni familiari, comprese le relazioni con la famiglia di origine e quelle sociali. Inoltre, è uno strumento che permette ad entrambi in modo paritetico di considerare i bisogni propri e di tutti i componenti, in particolare dei figli, i quali potranno contare su due genitori che comunque anche da separati sono in accordo e si confrontano sulla loro crescita.

La mediazione familiare, pertanto, rappresenta un intervento di prevenzione e cura dei legami familiari.

Bibliografia

Melidone I. (2012), Dalla diade coniugale alla triade relazionale: la sfida della condivisione genitoriale, in Caruso I. e Mantegna M.C., Aiutare le famiglie durante la separazione, FrancoAngeli, Milano.

Ruo M.G. (2012), Affidamento condiviso e mediazione familiare, in Cagnazzo A. (diretto da), La mediazione familiare, UTET, Torino.


Daniela Baccarella
Daniela Baccarella

Daniela Baccarella, pedagogista ed esperta in processi formativi e progettazione sociale. È mediatore familiare. È vice presidente dell’Associazione no-profit il Vaso di Pandora che si occupa di interventi nell’ambito della promozione e prevenzione del benessere psicosociale nella città di Palermo e nel Distretto Sociosanitario 42.

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Ivana Panzarella

Ivana Panzarella, è laureata in Giurisprudenza , abilitata all’esercizio della professione forense e consulente legale specializzata in Diritto  di Famiglia.

L’esperienza personale e professionale la conduce alla convinzione radicata che l’evento separativo non coinvolge soltanto aspetti giuridici ma soprattutto relazionali e psico-emotivi di cui la legge non può farsi carico. >>leggi tutto

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