Con chi resto a casa?

In questo delicato e complicato periodo di emergenza sanitaria, la domanda che più spesso viene rivolta agli avvocati specializzati in diritto di famiglia e diritto minorile è “dobbiamo rispettare i tempi di permanenza di nostro figlio stabiliti dal Tribunale?”

Oggi infatti per i genitori separati, divorziati o che comunque vivono separati (pensiamo, ad esempio, a quelle coppie di fatto che non si sono mai sposate), capire in che modo gestire ed organizzare il tempo che dovrebbero trascorrere con i propri figli, può essere molto complicato.

Ciò perché da un lato vi è la paura, l’ansia, di questo virus che ancora non si conosce bene, dall’altro dei provvedimenti governativi che non sono chiarissimi ed, infine, i Tribunali italiani che stanno, nel frattempo, prendendo delle decisioni tra loro contrastanti.

Cerchiamo, allora, di fare un po’ di chiarezza. 

Con i primi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, uno dell’8 e l’altro del 9 marzo, è stato imposto di “evitare ogni spostamento delle persone fisiche(…)salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.

Gli spostamenti utili a rispettare i tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore rientrano tra le “situazioni di necessità” e sono quindi consentiti, purché previsti da un provvedimento giudiziale. 

Il 22 marzo poi, con un nuovo decreto, il Governo ha stabilito il divieto di spostamento dal proprio comune di residenza (o domicilio) ad altro comune, limitando la possibilità di spostarsi da un comune all’altro “solo ed esclusivamente per comprovate esigenze”.

Dopo il decreto lo spostamento da un comune all’altro è stato ammesso solo in situazioni di “assoluta urgenza“. Non si è capito però se tra le situazioni di “assoluta urgenza” potessero rientrare gli spostamenti dovuti a garantire al figlio, ed al genitore non collocatario, di stare insieme.

Il Ministero dell’Interno allora, con una circolare del 24 marzo, ha chiarito che sono possibili gli spostamenti dovuti a ragioni di necessità, che vengono effettuati quotidianamente o che comunque siano effettuati per brevi distanze. 

Quindi gli spostamenti fatti da un genitore per andare a prendere il figlio (o per riportarlo dall’altro genitore) potrebbero essere giustificati.

Purtroppo però non è comunque perfettamente chiaro ciò che si può o non può fare, i decreti emanati dal Governo non possono offrire risposte a tutte le nostre domande ed a tutti i nostri dubbi e le singole regioni spesso, in questo periodo, hanno dato risposte ed adottato soluzioni diverse tra loro.

Da un lato c’è stato, ad esempio, il Tribunale di Milano che nei giorni successivi ai primi due decreti, ed in particolare l’11 marzo, ha stabilito che i genitori dovessero rispettare rigorosamente gli accordi presi durante il giudizio di separazione. Quindi i tempi di frequentazione genitore-figlio da rispettare dovevano essere quelli previsti con la separazione, anche se i genitori vivevano in due comuni diversi.

Dall’altro lato c’è stato il Tribunale di Bari che invece, dopo il decreto del 22 marzo, ha stabilito che gli incontri tra il padre-figli dovevano essere sospesi, a tutela del diritto alla salute dei minori.

Allora le domande che sorgono sono tantissime:

  1. E se siamo separati di fatto (o siamo una coppia di fatto) ed ancora non siamo andati in Tribunale?
  2. E se il provvedimento del giudice prevede che i nostri figli stiano con noi, alternativamente, un giorno sì ed uno no?
  3. E se con tutti questi spostamenti espongo mio figlio, la mia famiglia ed il resto della popolazione al contagio?
  4. Io con mio/a marito/moglie non ci voglio parlare, come faccio?
  5. Come ci dobbiamo comportare?

In questo momento sono tutte domande valide e non per tutte c’è una risposta. Ogni famiglia ha la sua storia, ha le sue fragilità, ha i suoi dubbi.

Tutti siamo sottoposti a forti momenti di stress, a preoccupazioni di diversa natura, a dubbi e piccoli (o grossi) problemi dovuti a queste giornate del tutto nuove per noi.

Per i genitori è ancora più difficile: bisogna indossare sempre un sorriso ed occupare i bimbi affinché questa quarantena sia per loro più leggera!

I rapporti con l’ex, spesso difficili e pieni di rancore, in questo momento sono lì lì per peggiorare…

Ma ricordatevi che questo non è affatto un buon momento per combattere le vostre battaglie personali!

Oggi siete chiamati a reagire cercando dentro di voi la vostra pazienza, la vostra forza, la vostra capacità di interagire, la vostra capacità di scendere a compromessi per il bene dei vostri figli (e perché no, anche vostro!).

Questo non è il tempo dei tribunali, degli avvocati, delle liti, dei ricorsi e dei giudizi.

Questo è il tempo di mettere da parte i pregiudizi, i rancori, i vecchi risentimenti e di trovare accordi a tutela dei più piccoli.

Ed allora, anche se la tv ci bombarda di informazioni, di decreti, cerchiamo di ragionare su cosa è meglio in questo momento… possiamo rinunciare a qualche giorno in più, a qualche pranzo in più con i nostri bambini per proteggerli e tutelare la loro salute?

Volete un consiglio?

Elaborate insieme una possibile organizzazione settimanale, o addirittura (i più bravi) mensile; modificate i vostri precedenti accordi, o modificate di comune accordo ciò che il giudice aveva stabilito (sì lo potete fare, l’importante è che lo decidiate insieme); siate elastici e disponibili con l’ex, è pur sempre il genitore dei vostri figli; riorganizzate i tempi di permanenza, una buona idea potrebbe essere quella di prevedere tempi di permanenza più lunghi (una settimana l’uno? 10 giorni l’uno?) in modo tale da ridurre i continui spostamenti…e poi incoraggiate i vostri figli ad avere più contatti telefonici con il genitore che in quel momento non è con loro, oggi esistono moltissime app e moltissimi programmi per poterlo fare!

Purtroppo, i decreti emanati non prevedono e non possono prevedere tutto, sta a noi agire con un po’ di buon senso e con tanto amore per i nostri bambini.

In ogni caso, ricordatevi sempre che qualunque domanda e qualunque dubbio potete rivolgerla al vostro legale di fiducia che sarà pronto a darvi tutte le risposte adeguate al vostro caso ed alla vostra famiglia.  

Ed anche noi del Consultorio dei diritti MIF siamo qui, a tua disposizione, sempre!

#andratuttobene


Si precisa che questo è solo un aspetto di un problema più ampio, che tratteremo nella sua interezza negli approfondimenti successivi. Prosegui la lettura con il prossimo articolo cliccando qui


Questo dossier multidisciplinare è realizzato con il contributo dell’UNIONE BUDDHISTA ITALIANA


Se anche tu stai vivendo una situazione di disagio in famiglia a causa dell’emergenza COVID 19 e hai bisogno di maggiori informazioni o semplicemente di ascolto, i Professionisti del Consultorio dei diritti MIF sono a tua disposizione per una consulenza di base gratuita. Prendi subito un appuntamento telefonando al 331 1253780 oppure cliccando sul pulsante sottostante.

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial