Tutela ambientale: come far tesoro dei miglioramenti che indirettamente ha portato il lockdown!

Dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il COVID-19 una pandemia globale, sono aumentate le misure di sicurezza per contrastare la diffusione e l’incremento dei casi.

Lo stop a tutte le attività produttive, agli esercizi non essenziali, la quarantena forzata ed il connesso non utilizzo di mezzi di trasporto inquinanti, hanno comportato da un lato il rallentamento del motore produttivo del Paese, dall’altro un impatto indiretto sull’ambiente.

Il necessario lockdown, imposto al fine di contenere la diffusione di COVID-19, ha portato  inevitabilmente molte attività economiche a subire una battuta d’arresto, ma ciò ha comportato una netta riduzione dell’inquinamento atmosferico.

È stato dunque uno stop che ha portato ad una significativa diminuzione delle concentrazioni di diossido di azoto, uno dei principali inquinanti dell’atmosfera.

Le immagini satellitari della Nasa e dell’Esa (Agenzia spaziale europea) hanno mostrato una drastica riduzione delle emissioni di biossido di azoto – quelle rilasciate da veicoli, centrali elettriche e impianti industriali – nelle principali città cinesi ed europee nel periodo di lockdown.

Di questo ha giovato l’intero Pianeta Terra.

L’impatto è stato di tale entità che tutti noi lo abbiamo percepito.

Durante la quarantena tutti ci siamo accorti che erano tornate le farfalle, che i colori della natura erano più intensi.

A Torino mamma anatra ed i suoi anatroccoli attraversavano la strada sulle strisce pedonali. A Roma sguazzavano felici nella storica fontana di Piazza di Spagna e passeggiavano sul Lungotevere Aventino. Nel porto di Cagliari nuotavano indisturbati i delfini.

Ed ancora capre, orche, puma e cervi; gli avvistamenti nel periodo di lockdown nelle nostre città sono stati frequentissimi. 

Oggi però, con il successivo rilancio delle attività economiche, il rischio è quello di far tornare tutto come prima in termini di inquinamento se non si ha la consapevolezza che occorre mettere in campo metodi innovativi e più rispettosi dell’ambiente, nonché misure idonee a fronteggiare il devastante impatto dei cosiddetti “reati ambientali”.

Le disposizioni penali di tutela e protezione ambientale (i cosiddetti ECOREATI) sono finalizzate alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio (art. 9 della Costituzione), nonché della salute degli individui (art. 32 della Costituzione), e tendono al miglioramento della qualità della vita sociale, alla prevenzione e repressione delle condotte idonee, per l’appunto, a causare in concreto un danno ambientale.

“La legge contro gli Ecoreati” (l. n. 68 del 22/05/2015) ha recepito la Direttiva europea 2008/99/CE sulla tutela ambientale ed ha permesso un forte contrasto dei crimini ambientali, insieme a un considerevole sviluppo degli interventi di prevenzione.

In effetti questa normativa, che ci pone all’avanguardia in Europa, rappresenta un vero e proprio unicum, con l’inserimento di nuovi delitti, l’inasprimento delle sanzioni e il raddoppio dei tempi di prescrizione.

La nuova legge sugli ecoreati introduce nel codice penale “nuovi delitti” contro l’ambiente.

In particolare il codice classifica come REATI:

  • l’inquinamento ambientale,
  • il disastro ambientale,
  • il traffico e l’abbandono di materiale ad alta radioattività,
  • l’impedimento del controllo e l’omessa bonifica.

Inoltre, sono previsti il ravvedimento operoso e la confisca.

La legge è servita in tutta Italia per fermare reati ambientali di ogni genere: dal sequestro dei depuratori non funzionanti all’inquinamento prodotto dal traffico illecito di rifiuti, dal risanamento di situazioni di inquinamento pregresso alle estrazioni abusive da cave e fiumi.

Ricordiamoci però che nella lotta contro i reati ambientali CIASCUNO DI NOI PUÒ FARE QUALCOSA.

E’ lecito chiedersi ad esempio:

Come dobbiamo comportarci se assistiamo ad uno sversamento abusivo di rifiuti?

Oppure: “A chi rivolgersi se la nostra abitazione sorge vicino a un’industria pericolosa?

Poche semplici domande alle quali, a volte, capita di dover cercare una risposta. Ma se nella miriade dei passaggi burocratici ci si perde in telefonate interminabili, attese sfiancanti, rimpalli da uffici a uffici, tutto diventa più complicato.

“Un secondo lavoro!”, spesso viene da dire.

Ed allora succede che, piuttosto, crediamo sia meglio “chiudere un occhio”, mettendo da parte il nostro diritto a difenderci dalle aggressioni, a danno dell’ambiente che ci circonda e, in definitiva, di noi cittadini.

Nella pluralità di enti e organi deputati alla vigilanza esistenti sul territorio nazionale, capita che il cittadino possa disorientarsi, non sapendo bene a chi doversi rivolgere, con il rischio di trasmettere una segnalazione ad un ente incompetente. 

Al fine di evitare, o quantomeno ridurre il rischio appena rappresentato, il primo passo è comprendere se la presunta violazione può essere molto grave.

Come capirlo?

Un parametro della misura di gravità può essere rappresentato dalla valutazione della violazione ambientale sul rischio per la pubblica incolumità e salute.

Ad esempio: un incendio doloso in un bosco, o lo sversamento di liquami e rifiuti in aree non autorizzate (o con trasporto non autorizzato) sono senza dubbio gravi violazioni (potenzialmente di rilevanza penale).

In questa ipotesi il cittadino che intenda attivarsi potrà depositare un esposto in procura o contattare le forze di Polizia per segnalare la grave violazione ambientale.

Nel caso in cui doveste avere un dubbio sull’entità del presunto danno o violazione ambientale, e vi occorresse un chiarimento sulla tipologia vi raccomandiamo di visitare i siti gestiti dalle associazioni di tutela ambientale (tra cui meritano di essere segnalati: Legambiente, WWFItalia NostraLipu, in quanto dotati di comitati tecnico scientifici e tecnico legali, volti ad approfondire tematiche in materia legale/ambientale).

Dunque, è evidente che ciascuno di noi può, con semplici azioni, fornire un piccolo ausilio affinché l’intera comunità possa vivere in un ambiente sano.

E se dopo la fase di lockdown il Pianeta sta ritrovando un nuovo equilibrio, è dovere di ognuno di noi contribuire a mantenerlo tale.

La riduzione dell’inquinamento ambientale, quale aspetto positivo dell’adozione delle misure restrittive imposte dall’emergenza sanitaria, ha fornito a tutti noi un grande spunto di riflessione: se un organismo microscopico (come il virus) riesce a mettere in ginocchio l’intera umanità, forse dovremmo smettere di considerarci i padroni di questo Pianeta.

Impariamo a rispettarlo.

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