Voglia di Estate, ma non dimentichiamoci dei nostri animali domestici

Con l’arrivo della “bella stagione e con il superamento del lockdown che ha visto gli italiani (e non solo) costretti a casa per circa tre mesi – nonostante le precauzioni sanitarie rimangano necessarie – ormai in molti pensano alle tanto attese vacanze estive.

Secondo recenti statistiche, circa la metà della popolazione italiana possiede un animale domestico, sia esso cane, gatto, uccello, pesce o animale da terrario (quali tartarughe) e, nonostante la consapevolezza che ciò richieda impegno e dedizione, uno dei fenomeni che in questo periodo vacanziero raggiunge il suo picco è proprio l’abbandono degli animali.

Da un punto di vista statistico (nonostante l’Istat non si occupi del problema) vi sono molti enti ed associazioni animaliste che forniscono dati su tale fenomeno.

In Italia si stima che ogni anno siano abbandonati una media di 80.000 gatti e 50.000 cani, più dell’80% dei quali rischia di morire in incidenti, di stenti o a causa di maltrattamenti.

Oltre ai classici animali d’affezione, quali cani e/o gatti, il fenomeno dell’abbandono colpisce anche i piccoli mammiferi (come criceti e conigli), i pesci ed i rettili.

Vediamo allora quali sono le conseguenze per chi abbandona un animale.

Fino al 2004, l’abbandono di animali era punito con una semplice sanzione amministrativa.

Dal 2004 è stato inserito all’interno del nostro Codice penale un articolo (con la Legge n. 189 del 2004 è stato introdotto il nuovo art. 727) con cui è stato stabilito che “Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro”.

Cosa vuol dire “animali che abbiano acquisito abitudini della cattività”?

Con questa definizione si intendono tutti quegli animali che, proprio perché conviventi con l’uomo e inseriti in un contesto domestico, se abbandonati e posti in un contesto libero, non sono in grado di sopravvivere per mancanza di cibo, acqua, riparo ecc… (si pensi ad esempio ai serpenti).

La stessa pena (arresto fino ad un anno o ammenda da 1.000 a 10.000 euro) è applicabile anche a tutti coloro che “detengono animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze” (art. 727 co. 2 c.p.).

Cosa vuol dire?

Si pensi, ad esempio, agli animali che vengono rinchiusi in uno spazio più o meno piccolo, in assenza di cibo e acqua, senza la possibilità di uscire per fare i propri bisogni e, dunque, a contatto con gli stessi.

Lo scopo di questa norma è quello di tutelare il sentimento di comune pietà verso gli animali e promuovere l’educazione civile attraverso la lotta all’insensibilità ed alla crudeltà.

Gli animali, infatti, vanno visti come esseri senzienti, dotati di una propria sensibilità ed in grado di percepire il dolore che può derivare dall’abbandono e dalla mancanza di adeguate attenzioni.

Infatti l’abbandono non consiste soltanto nella volontà di allontanare l’animale dal luogo in cui ha vissuto fino a quel momento, ma nell’intento più generale di non prendersene più cura pur nella consapevolezza dell’incapacità dell’animale di provvedere autonomamente a se stesso.

Oltre all’abbandono la Legge n. 189 del 2004 ha introdotto ulteriori tutele in favore degli animali.

In particolare, si fa riferimento a:

Accogliere un cucciolo nella nostra casa significa prendersi cura di lui, consapevoli del fatto che crescerà e che si sta assumendo un impegno importante.

Raccomandiamo quindi a chiunque di valutare attentamente la scelta relativa all’accoglienza in casa di un animale; bisogna tenere in considerazione le attenzioni, le cure ed il tempo che il nostro piccolo “amico” richiede.

Ricordiamo sempre che gli animali sono esseri viventi dotati di sensibilità e, pertanto, in grado di percepire qualunque dolore gli venga inflitto, sia fisico che morale.

Invitiamo quindi chiunque assista ad un crimine perpetrato nei confronti di un animale, sia esso violenza o abbandono, a far sentire la propria voce a tutela di questi piccoli esseri viventi (che non ne hanno una!), denunciando l’accaduto alle forze dell’ordine o rivolgendosi alle associazioni attive sul proprio territorio nella lotta contro i crimini commessi nei confronti degli animali.

Sono moltissime le associazioni cui rivolgersi, si possono trovare facilmente sui canali social accessibili a tutti (soprattutto Facebook!). Sul sito del CeSVoP, il Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo, puoi trovare l’associazione più vicina a te (clicca qui).


Se hai bisogno di maggiori informazione o vuoi segnaalare un problema i professionisti del Consultorio MIF sono a tua disposizione per consulenza e orientamento gratuito, chiama il 3311253780 oppure richiedi una consulenza online cliccando sul pulsante sottostante.

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