Palermo: mobilitazione per il giovane Mahmud, bloccato in Bangladesh

PALERMO – Mahmud ha il diritto di continuare i suoi studi a Palermo dove risiede da 10 anni con un permesso di soggiorno di lungo corso. Il giovane sedicenne, che frequenta l’istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e della ristorazione “Pietro Piazza”, al quale è regolarmente iscritto, è rimasto bloccato in Bangladesh. Del caso si sta occupando il consultorio Mif (Minori Immigrati Famiglie) che ha mandato una richiesta ufficiale a tutte le massime autorità competenti dello Stato affinchè il giovane possa essere aiutato nella stessa maniera in cui sono stati aiutati a ritornare in Italia tutti gli altri studenti italiani minori che si trovavano nei paesi stranieri.

Mahmud ha la residenza a Palermo e nel 2019 gli è stato rilasciato il permesso di soggiorno di lungo periodo. Lo scorso dicembre il giovane si è recato in Bangladesh con la madre per le ferie natalizie. Entrambi avrebbero dovuto fare rientro in Sicilia nel mese di marzo ma, a causa dell’emergenza sanitaria, sono rimasti bloccati in Bangladesh.

Ad oggi le disposizioni nazionali e internazionali non consentono a Mahmud di rientrare in Sicilia, per potersi ricongiungere col padre, ma soprattutto per riprendere gli studi. Mahmud e sua mamma avevano prenotato, infatti, un volo di ritorno in Sicilia lo scorso 21 luglio ma, a causa del diffondersi della pandemia in varie aree geografiche del mondo, il 9 luglio 2020 è stata firmata un’ordinanza dal Ministro della Salute (sentiti i Ministri degli Affari Esteri, dell’Interno e dei Trasporti), che ha disposto il divieto di ingresso e transito in Italia da 13 Paesi, tra i quali il Bangladesh.

“E’ ormai da dieci anni che vivo qua. Io amo Palermo e mi sento cittadino italiano anche se ancora ho soltanto un permesso di lungo periodo – dice Mahmud -. Chi può aiutarmi spero lo faccia al più presto in modo da farmi tornare in classe a studiare e rivedere i miei compagni. Solo studiando posso avere un futuro migliore per me e la mia famiglia”.

“Questa è una battaglia di civiltà giuridica perché, non permettere ad un minore residente in Italia di esercitare il suo diritto allo studio, lede i più elementari principi di diritto di uno stato democratico del XXI secolo – sottolinea Vincenzo D’amico avvocato e presidente del consultorio Mif -. Nel caso di Mahmud, da un punto di vista internazionale, si ha la violazione della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza; un testo giuridico di eccezionale importanza poiché riconosce, in forma coerente, tutti i bambini e tutte le bambine del mondo come titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici”.

Sempre a livello internazionale c’è anche la violazione della Dichiarazione universale dei Diritti umani, documento sui diritti della persona adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Da un punto di vista interno, invece, si ha la violazione dei diritti fondamentali stabiliti nella Costituzione italiana. Nel dettaglio l’art. 3 (principio di uguaglianza) e l’art. 33 e 34 che sanciscono l’importanza del diritto all’istruzione.

“Mahmud ha necessità di rientrare in Sicilia – si legge in una parte della richiesta del Mif inviata, tra gli altri, al Ministero degli Interni ed Esteri -, non solo per poter ricongiungersi con il padre, Shomuz con cui convive a Palermo ma anche e soprattutto per l’imminente inizio del nuovo anno scolastico, per la frequenza del quale Mahmud deve recuperare alcune materie, ma attualmente è impossibilitato dato che non ha con sé neanche i libri di testo. (…). Pertanto si chiede che Mahmud, previo responsabile adempimento di quanto stabilito dai protocolli per l’emergenza epidemiologica da Covid-19, possa fare rientro presso la propria residenza sita in Palermo affinché lo stesso possa vedere riconosciuti i propri diritti senza subire ulteriori discriminazioni e possa tornare alla propria quotidianità. Possa rappresentare la presente una spinta per istituire un ponte aereo umanitario dedicato a consentire il rimpatrio nel territorio italiano degli innumerevoli ragazzi, che versano nelle stesse condizioni di Mahmud, in uno sforzo congiunto delle autorità governative interessate”.

L’appello è stato raccolto subito dal sindaco Leoluca Orlando che, in riferimento a quanto già specificato dal Mif, ha inviato una richiesta alle massime autorità di governo per fare rientrare il minore bengalese in Italia.

“Sebbene il diritto alla salute, individuale e collettiva, costituisca indubbiamente precondizione per il godimento di tutti gli altri diritti – riporta la nota del sindaco -, ritenendo meritevole di attenzione la problematica rappresentata nella suddetta missiva e le ragioni ivi esposte a supporto dell’istanza, si chiede di voler riscontrare la stessa, al fine di fornire al soggetto utili indicazioni circa la situazione di empasse nella quale, al momento, versa”.

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