La violenza (economica) sulle donne. Un’analisi della disuguaglianza attraverso Simon Weil

La questione delicata della violenza sulle donne, che oggi potrebbe sembrare superata o comunque legata esclusivamente a tematiche quali il femminicidio, in verità si può analizzare sotto molteplici prospettive e su diversi livelli. Trattare questo argomento apre scenari innumerevoli; quello che cercherò di delineare in questo breve articolo sarà legato alla violenza in ambito economico.

Durante quest’analisi ci guiderà Simon Weil, filosofa francese che si è fortemente battuta per tutelare il diritto di parola, pensiero e volontà delle donne. Nelle sue opere ha sottolineato l’attenzione per un’etica economica femminile (e non) cercando di analizzare il soggetto femminile all’interno delle fabbriche o comunque del contesto lavorativo dove esse operavano.

Concetti come libertà, gerarchia, punizione ma in modo particolare uguaglianza sono noti fondamenti della sua opera che le hanno permesso di rinnovare la visione di alcuni ambiti della vita come quello economico fino ad allora pervasi dalla sottomissione delle donne.

Questo non l’ha però portata ad un cieco femminismo, paritario e rivendicativo che si accanisce sulla pura rivendicazione dell’uguaglianza. Weil, infatti, invita a cogliere il valore delle differenze a partire dall’analisi del femminile e dell’ordine simbolico maschile.

Tenendo a mente quest’ottica, ci rendiamo ancora di più oggi di quanto sia urgente eliminare la violenza sulle donne, non solo quella fisica, ma anche quella che la vede sfruttata, mortificata, lenita nella sua più profonda essenza, soprattutto in ambito lavorativo/economico.

Così Weil parla di “sventura dell’essere donna” che si verifica con l’interiorizzazione del punto di vista maschile dominante che sminuisce e mortifica la donna. L’invito della filosofa è quindi non quello di cercare la parità dei diritti ma un’indipendenza simbolica che ricostruisce una cultura femminile che segna le differenze delle donne.

In una società ben strutturata, ma liquida come direbbe il sociologo Bauman, la donna ha conquistato la sua indipendenza ma questa vittoria molto spesso diventa illusoria proprio perché molti uomini anche in ambito lavorativo cercano di rendere fragili le conquiste. Quando si sottovaluta l’essenza delle donne, le differenze tipiche dell’universo femminile si appiattiscono al punto da portare inevitabilmente alla creazione di una logica schiavo/padrone che pervade tutte le matrici sociali: famiglia, scuola, lavoro.

Questa impostazione concettuale sfocia spesso nella disuguaglianza economica che genera delle difficoltà, non solo materiali. La donna affronta una profonda involuzione della sua volontà da cui scaturiscono impersonalità ed anche alienazione all’interno del settore in qui essa opera.

Sarà proprio la consapevolezza di questo sdradicamento come lo definisce S. Weil all’interno dell’opera La prima radice, che ci permetterà di compiere il superamento di ogni subordinazione.

Questo termine, molto spesso sottaciuto, compare per la prima volta nel 1934, quando la Weil durante l’esperienza in fabbrica sperimenta le violazioni e le mortificazioni subite dagli operai. L’allora venticinquenne Simon, varcando la soglia delle officine elettromeccaniche della periferia parigina, toccò con mano la violenza capitalista.

La stessa violenza che oggi vede ancora troppe donne dipendere economicamente dagli uomini, ridotte a schiave alienate dalle volontà del marito o compagno, fortemente defraudate della libertà di pensiero. Una mortificazione materiale ma anche psicologica generata da un profondo abuso di potere. 

Ed è proprio l’invisibilità di moltissime forme di abuso che non fanno altro che perpetuarne l’effetto. Forme associative, sportelli informativi o consultori possono e devono garantire alle donne una corretta informazione ma sopratutto un notevole aiuto in grado di ridurre il rischio di tale oppressione, ma soprattutto la giusta conoscenza delle loro capacità ed anche potenzialità. Nessuna persona deve ritrovarsi fagocitata da un sistema dispotico che la priva della sua dignità. 


Se stai vivendo una condizione di disagio sul lavoro o in casa, non esitare a chiedere aiuto ai professionisti del Consultorio MIF.

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